La storia del riscaldamento

Storia del riscaldamento: il viaggio transatlantico dei radiatori in ghisa

La storia che vogliamo raccontare inizia nel lontano XVIII secolo, un periodo di frenetica creatività, scoperte scientifiche e rapida industrializzazione. Da Regent’s Park a Wall Street, la ghisa ha dato vita a un impero globale, contribuendo a trasformare per sempre lo skyline di New York. Scopriamo dunque la storia del riscaldamento.

1782 – Uova e piante esotiche

La nascita del riscaldamento centralizzato viene fatta risalire a un progetto davvero particolare. Da un’incubatrice artificiale di uova, un allevatore di polli francese ha elaborato il principio su cui ancora oggi ci basiamo.

Il suo nome è Jean Simon Bonnemain: ha scoperto come regolare il calore, nonostante ciò gli servisse per un fine molto diverso rispetto al nostro. Voleva infatti studiare il processo di schiusa delle uova.

Il suo dispositivo è stato poi perfezionato e portato in Inghilterra, per essere utilizzato come vero e proprio riscaldamento della serra nel Castello di Windsor. Qui erano conservate piante esotiche come palme, agrumi e ananas.

1831 – L’America

Bisognerà attendere il secolo successivo perché il riscaldamento entri nelle case. Il merito è stavolta di un americano stabilito a Londra, Angier March Perkins. Il sistema da lui creato, detto “idronico“, prevedeva alcuni tubi arrotolati all’interno di una fornace che inviavano acqua calda ad alta pressione ad altri tubi fissati alle pareti (una sorta di quelli che noi oggi chiamiamo “caloriferi”).

Questo sistema è stato il primo a comparire nelle abitazioni, anche se solo in quelle più ricche. Infatti era molto costoso da progettare e installare e richiedeva personale permanente adibito al monitoraggio. Inoltre, nonostante l’utilità dell’impianto, non mancavano gli incidenti: i tubi roventi, se posizionati accanto ai mobili, potevano causare incendi ed esplosioni.

Alcuni anni dopo il migliore allievo di Perkins, l’ingegnere Joseph Nason, dopo aver studiato a Londra insieme a lui il sistema per diversi anni, ha deciso di portarlo negli Stati Uniti. Ma giungendo in America, Nason ha scelto di discostarsi dal modello iniziale grazie ad alcune migliorie. Prediligendo il vapore all’acqua calda, ha creato i primi impianti di riscaldamento a vapore, che sono giunti, negli anni nel 1855, persino alla Casa Bianca.

Appurata la sicurezza del nuovo sistema, da quel momento è stato possibile riscaldare spazi molto più grandi e ciò ha portato alla costruzione di edifici sempre più alti. Così, si potrebbe dire che Nason ha gettato le basi per l’ascesa dello skyline di New York a inizio ‘900.

Un esempio di

Serra riscaldata

1854 – Riscaldamento per tutti!

Il riscaldamento è entrato a far parte delle case di tutti solo a metà secolo. Il sistema infatti era finalmente più sicuro anche grazie a una valvola inventata da Stephen Gold. Inoltre i prezzi di stavano abbassando: lo stesso Gold ha inventato il radiatore “a materasso”, un’alternativa più economica ai grandi impianti Nason, che non richiedeva manutenzione costante grazie alla regolazione automatica.

Quando il vapore era sufficiente a riempire il radiatore, la pressione sollevava la valvola di sicurezza, indirizzando il vapore in eccesso verso una camera di condensazione dove si convertiva in acqua da riciclare nella caldaia.

1872 – La ghisa

Un nuovo materiale veniva usato per il riscaldamento a fine secolo, in sostituzione al ferro battuto: la ghisa. Il newyorkese Nelson Bundy ha infatti inventato il “Bundy Loop“, un modello che ha rivoluzionato il mercato. I tubi ovali in ghisa permettevano infatti di riscaldare una superficie più ampia, rendendo il “Bundy Loop” il radiatore più efficiente dell’epoca.

E questa non è stata l’unica novità del periodo. Sono stati ritrovati esemplari di termosifoni ornamentali risalenti a fine ‘800. Si iniziava infatti ad aggiungere ai modelli alcuni dettagli artistici, come foglie e fiamme.

1892 – I macchinari e l’American Radiator Company

Un mercato così profittevole iniziava ad aver bisogno di grandi aziende, che prendessero il controllo di questo impero mondiale multimilionario. Così tre piccole fonderie, la Detroit Radiator Company, la Michigan Radiator & Iron Manufacturing Company e la Pierce Steam Heating si uniscono per dare vita all’immensa American Radiator Company. In breve tempo l’impresa è riuscita a espandersi anche in Europa, aprendo showroom nei principali paesi occidentali. Diventava così il più grande produttore di caldaie e radiatori del mondo.

I tre fondatori univano alla perfezione le proprie competenze: John B. Dyar si occupava dei disegni ornamentali, lo scienziato John B. Pierce del funzionamento degli impianti e l’industriale Clarence M. Woolley della parte imprenditoriale.

I procedimenti di realizzazione erano notevolmente migliorati. Se prima tutto era in mano agli operai, che creavano calchi pressando i modelli in un pallone riempito di sabbia fine, imprimendo il disegno sulla sabbia e riempiendo poi di ferro fuso il calco, è stata inventata in quegli anni una macchina rivoluzionaria. La Bryant Moulding Machine era in grado di svolgere il lavoro dell’uomo in maniera più precisa e veloce. In dieci ore poteva realizzare 2.500 calchi.  Si entrava nell’epoca della produzione di massa, che ha permesso alla compagnia di accelerare la propria espansione.

1906 – L’impero miliardario

Il successo dell’American Radiator Company era tale da attirare l’attenzione del grande finanziere J.P. Morgan. Egli ha deciso infatti di monopolizzare il mercato comprando alcuni concorrenti della compagnia, per poi fonderli con essa e formare una delle più grandi aziende del mondo. Il fatturato cresceva rapidamente fino a raggiungere diversi miliardi di dollari. Il peso finanziario e industriale ha contribuito al miglioramento delle tecnologie utilizzate, sempre più sofisticate.

L’apertura di una gigantesca fonderia a Hull, in Inghilterra, ha permesso alla compagnia di aumentare le vendite in tutta Europa, scatenando la concorrenza dei marchi britannici. Ma l’American Radiator Company era più forte, scelta addirittura per riscaldare l’Abbazia di Westminster, il Castello di Warwick e la Cattedrale di Leicester.

Intanto alcuni anni dopo veniva costruito a New York l’American Radiator Building, un imponente edificio sulla West 40th Street rivestito di granito e mattoni neri, per rappresentare il carbone, e sormontato da pinnacoli dorati come braci incandescenti. A questo edificio seguiva l’Ideal House in Argyll Street, a Londra. Il caratteristico edificio in stile Art Déco presenta una facciata nera e oro direttamente influenzata dalla sua controparte di Manhattan.

Il Museo del riscaldamento

Oggi – L’arte perduta

Già da metà del XX secolo la compagnia iniziava a declinare: l’invenzione dei pannelli di acciaio a basso costo presentava un’alternativa ancora più comoda ed economica. Nonostante avessero una vita molto più breve rispetto ai radiatori in ghisa, questi nuovi sistema erano redditizi per i produttori e convenienti per i consumatori. Così la compagnia è stata acquisita, negli anni ’70, dal Gruppo Stelrad.

Terminata la produzione di radiatori in ghisa, questa azienda ha permesso ai sistemi a pannello di dominare il mercato, inglese e mondiale. Il riscaldamento a vapore è ormai un’arte perduta: in pochi oggi scelgono di venderli e acquistarli.

I nostri radiatori in ghisa sono realizzati con gli stessi metodi degli originali, collaudati nel tempo, e dureranno per secoli. Nel 2018 Castrads ha aperto, a New York, il Museo del riscaldamento. L’obiettivo è abbandonare il gas e passare a sistemi di riscaldamento centrale a bassa temperatura e a pompa di calore, il tutto mantenendo l’estetica e i materiali che riteniamo più adatti alle case storiche che riscaldano.

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